24 febbraio 2012

Recensione: Highlander - amori nel tempo-, di Karen Marie Moning



Titolo: "Highlander, amori nel tempo"
Autore: Karen Marie Moning
Casa Editrice: Leggereditore
Prezzo: 10,00 €

Considerazioni: 1/5

Impossibile da (NON) evitare!







TRAMA:

Hawk è un predatore leggendario, invincibile sul campo di battaglia quanto nelle camere delle dame di tutto il Regno. Nessuna donna è in grado di ignorarne il fascino, ma mai nessuna è riuscita a scalfire il suo cuore... Finché un mago assetato di vendetta non trasporta Adrienne de Simone dalla Seattle del Ventesimo secolo alla Scozia medievale. Prigioniera di un secolo troppo distante da lei, con la sua intraprendenza e i suoi modi diretti, Adrienne diverrà la sfida più ardua che Hawk abbia mai affrontato. E quando i due vengono costretti a sposarsi, Adrienne si ripromette di tenerlo a debita distanza... Ma lui le ha sussurrato che presto non potrà fare a meno di pronunciare il suo nome nel buio della notte, e questa volta lei dovrà ricredersi, perché anche nel più duro dei predatori può celarsi la promessa di una felicità sconfinata. Per assaporarla insieme dovranno vincere le ultime resistenze che stringono i loro cuori.



COMMENTO:

Quando tempo fa lo annunciarono e ne lessi la trama, non stavo più nella pelle. Non avevo mai letto un time-travel, e sentivo che questo titolo sarebbe stato quello giusto. Il caro ambiente scozzese-medievale mi attirava veramente tanto!
Mai fatto errore più grosso.
Partiamo dalla trama: una "buona" (?) premessa e una buona idea quella di ambientare il tutto in Scozia.
Quello che poi uno si chiede mentre legge il libro, però, è: ma dov'è la Scozia, qui? C'è, sì, nominata nella quarta di copertina. Persino io, che non avevo mai letto un time-travel prima di allora, mi resi conto che quello non era affatto un time-travel, ma un banalissimo harmony. Perché, vi starete chiedendo?
Primo punto: le differenze tra l'epoca di Adrienne (quella moderna) e quella di Hawk non sono minimamente accennate. Non c'è quell'atmosfera di antico, quella sostanziale differenza di mentalità e cultura tra medioevo e moderno. A quanto pare, la Moning considera la Scozia del '500 tale e quale al mondo d'oggi.
Punto di vista interessante, eh, ma assolutamente fuori dalla mia logica; prova di quanto l'autrice si sia documentata ben poco sui fatti storici e culturali di quel periodo.
Secondo punto: se le ambientazioni, le tradizioni e i costumi non sono per nulla accennati, in compenso troviamo vari, ripetuti, e monotoni accenni alla lunghezza del membro del nostro protagonista (ed eterno marpione) Hawk. Avete capito bene. Perché questa sottospecie di harmony, da circa metà libro in poi, prende una piega inaspettata e s'incentra sugli svariati rapporti sessuali che hanno i due protagonisti, espliciti e non.
Dopo un po', uno si chiede inevitabilmente che cosa si sia ritrovato a leggere.
Il fatto è uno: non è questione di morale. Posso leggere tutti i libri *hot* che voglio, purché non siano campati in aria. Ne è l'esempio la saga di Lara Adrien "La confraternita della stirpe", che apprezzai a mio tempo. Mentre "Highlander", purtroppo, fa acqua veramente da tutte le parti. A partire dai protagonisti principali e non, che ho odiato con tutta me stessa.
Dunque, analizziamo un po' Adrienne: se dovessimo attenerci alla storia, dovrebbe essere all'incirca una donna di età matura. Peccato che in una pagina sì ed una no siamo costretti a subirci tutte le sue lagne, paranoie, e pensieri decisamente stupidi e tipici di adolescenti di massimo tredici anni. Per non parlare poi del suo "trauma": aveva una relazione con un uomo che a quanto pare la menava (?) / maltrattava. E ok, fin qui posso capirla, poveretta. Il fatto è che il suo uomo era Bello. Però la menava. Risultato? Dopo essersi lasciati, Adrienne decide dunque di odiare/evitare/mandare al rogo qualsiasi uomo, in particolare qualsiasi uomo Bello. Non so se avete capito questo ragionamento, che io trovo agghiacciante, tra l'altro. E' come dire: mio padre è un nano ed è isterico = tutti i padri-nani sono isterici. Suvvia, cos'è?!
Per farla breve, tutte le sue paranoie mentali s'incentrano sul: "io odio i belli, perché il mio ex era bello e mi menava. Però Hawk mi piace. Però no, Hawk è bello, non posso. Però mi piace. Però è bello, però..." [to be continued]. Oddio. Ero arrivata ad un punto in cui volevo prendere a testate il libro.
Ma passiamo al personaggio di Hawk, divertente quanto la nostra femmina: bellissimo, brutale, vichingone scozzese, con una verga di 20 centimetri, con la capacità di catturare il cuore di tutte le dame del regno (caratteristica che in seguito gli si ritorcerà contro), e alla sfacciata conquista della cara e fredda Adrienne che pare essere innamorata di un altro (impossibile, per uno come lui, essere evitato da una donna! E allora? Deve conquistarla, assolutamente). Ma Hawk, nonostante la sua verga e la sua brutalità, nasconde un animo dolce e sofferente che subito Adrienne inizierà a compatire (piccola scusa-cliché che usa l'autrice come giustificazione, dopo che la ragazza si deciderà a cedersi al nostro vichingone).
Credo di aver detto tutto.
Sugli altri personaggi secondari non mi ci soffermo, purtroppo o per fortuna, poiché sono tanto insulsi quanto stereotipati e piatti. Ammetto di ricordarli a stento.

Riprendiamo poi la parte 'migliore' che avevo accennato inizialmente: la trama.
Durante uno dei tanti giorni depressi, la nostra protagonista si ritrova catapultata in un altro mondo: la Scozia del 1513. Il "come è successo", "perché sono qui?", "non è normale", lo troviamo a malapena in 4-5 pagine successive all'evento. Devo ammettere che Adrienne ha un'inclinazione all'adattamento che è veramente da pochi. Perché, insomma, una delle prime cose che le viene in mente, dopo essersi ritrovata lì, è: "voglio bere una tazza di caffè. Subito!", e la tazza di caffè le portarono.
Oltre al lagnarsi perennemente, Adrienne è stata portata in quel luogo per assumere anche un altro scopo: quello di sostituire la sposa di Hawk, pazza e per la gioia di tutti morta, nonchè figlia del Re. Quest'ultimo, dopo "un'attenta" analisi, decide che sarebbe stata lei, quella giusta per Hawk. Chi se non lei, che odia tutti gli uomini belli? Eh sì, perché quella del Re è in realtà una vendetta verso il nostro marpione protagonista, che è riuscito a sedurre anche la sua donna.
Come potete vedere, di time-travel c'è ben poco. O forse niente.

Mi soffermerò un po' anche sul linguaggio, che per me è una cosa fondamentale: infantile, tanto quanto i protagonisti. Non mi faccio problemi nel dire che mentre leggevo, mi tornavano in mente le storielle che scrivevo io a 14 anni. Stesso modo di scrivere, stesso modo banale di raccontare i fatti, con tanto di tutto fumo e niente arrosto.

Insomma, un bel poupourrì di roba che non sta né in cielo e né in terra, e che non consiglierei mai a nessuno.
Un libro con una bellissima copertina che, ahimé, è consigliabile lasciarla lì dov'è.


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