4 luglio 2012

Recensione: "Caterina fu gettata", di Carlo Sperduti



Titolo: "Caterina fu gettata"
Autore: Carlo Sperduti
Casa Editrice: Intermezzi Editore
Prezzo: 10,00 € / Prezzo Ebook: 3,00 €
Pagine: 130

Considerazioni: 3/5



TRAMA: 

In un mondo scaturito dal sogno di un immortale, in cui si muore un numero imprecisato di volte, Caterina e Tommaso condividono un minuscolo appartamento con Gnaca, la gatta di Caterina. Mentre Caterina lavora al “Dolce Bar Nulla”, Tommaso perde il suo tempo coltivando, di volta in volta, i sogni della recitazione, della musica, della letteratura, senza ottenere apprezzabili risultati. La loro esistenza sembra svolgersi tranquillamente, finché l’abitudine di Caterina di parlare nel sonno non svela a Tommaso una serie di recriminazioni circa il suo totale lassismo e la scarsa collaborazione nelle faccende domestiche. Per riparare Tommaso si dedica a una maniacale pulizia dell’appartamento durante l’orario di lavoro di Caterina. Tuttavia, il suo naturale pressapochismo non gli eviterà, una volta rincasata la sua metà e dopo aver continuato a lungo a condurre una lotta contro tenaci incrostazioni su pentole e padelle, di non accorgersi che dentro uno degli enormi sacchi che decide di gettare nella spazzatura, per una serie di circostanze facenti capo a Gnaca, è finita Caterina. Si reca così ai più vicini cassonetti e getta, a sua insaputa, la sua innamorata. Da questo momento si innesca un vortice di avventure surreali e sconclusionate tra personaggi impossibili, fino a un finale rocambolesco, sorprendente e senza speranza.

L'autore
Carlo Sperduti vive a Roma, dove organizza eventi e laboratori letterari. Ha pubblicato due raccolte
di racconti e altri suoi testi sono apparsi in rete. La sua terza raccolta è di prossima uscita. Ha
curato un’antologia dedicata ai paradossi.

Sito del libro: http://www.intermezzieditore.it/caterina_fu_gettata.php



COMMENTO:



Un breve romanzo -se così lo possiamo chiamare- che si apre con la descrizione di un tranquillo quartiere cittadino e che, piano piano, viale per viale, albero per albero, porta per porta, ci trasporta nel luogo dove inizia tutto: davanti la porta principale della casa che interesserà a noi lettori: l'abitazione di Tommaso e Caterina
Chi sono Tommaso e Caterina? Come si sono conosciuti?
Non capita certamente tutti i giorni di entrare in un locale e poco dopo esser gettati fuori. Ma soprattutto, esser gettati su una strada completamente diversa, come se si fosse attraversato un mondo parallelo.
E' da qui che Caterina e Tommaso intraprendono la loro conoscenza, creatasi da una forte attrazione e un inspiegabile feeling.
Ora le giornate scorrono calme e felici nella piccol-issima (ma accogliente) casa dei due, assieme alla loro immancabile gatta Gnaca, che nello svolgersi della vicenda si rivelerà molto più importante di quanto potremmo mai credere. Tutto questo, finché un giorno accade qualcosa: Caterina viene gettata via.
E' una trama pressoché insolita e che già dal titolo porta il lettore alla curiosità, ma andiamo ad analizzare prima l'autore in sé.

Carlo Sperduti ha un buonissimo stile, che a volte però trovo troppo prolisso e ridondante, tanto che in alcune descrizioni potrebbe annoiare a causa del troppo dilungarsi. Trovo che il suo difetto maggiore sia nella descrizione dei luoghi: si protrae nel descrivere un luogo anche per due, tre pagine, ed io inevitabilmente perdevo vagamente il filo del discorso. E' anche vero, però, che in certe scene invece è fin troppo sbrigativo, tanto da far sembrare che alcune cose vengano trattate con superficialità. Basti vedere la scena in cui Tommaso si accorge di aver gettato Caterina: la dinamicità che Sperduti riesce a dare a certe scene e sicuramente positiva e invogliante, ma è anche in contrasto con il resto degli eventi, spesso e volentieri molto lenti. 
Ad ogni modo, però, l'autore sa poi come farsi perdonare. Tolto quel velo di prolissità, mi complimento per il linguaggio usato, tutt'altro che banale o semplice: troviamo termini molto poco usati, e uno stile che quasi ci riporta ad autori antichi. Ciò che ho più apprezzato è il suo tono è tagliente e molto, molto ironico; ciò gli permette di non prendersi troppo sul serio, e raccontare la storia come se stesse descrivendo un divertente gioco ancora tutto da scoprire. Il lettore si ritrova proiettato in questo mondo, che definire psichedelico sarebbe (forse) esagerato, ma che sicuramente non rientra nella normalità quotidiana. Insomma, in quale mondo una persona getterebbe nel cassonetto il suo partner per pura distrazione?! E in quale mondo i gatti parlano?
Bisogna leggere questo libro prendendolo per ciò che è: nulla di serio, nulla di reale, ambientato in un mondo assurdo, che (per fortuna?) esiste solo nella mente dell'autore, fatto di strane regole, strani personaggi (farete la conoscenza di una strana buccia di banana) e luoghi. Solo lui può gestire tutto questo.

Tengo anche a dire che all'interno del romanzo troviamo molte note a fine pagina che mi hanno fatto sorridere: l'ho trovato un modo originale per creare, stabilire un rapporto tra chi legge e chi scrive. Mi sono quasi sentita "vicina" a Sperduti, come se il racconto non lo stessi leggendo io stessa, ma fosse lui a leggermelo. Una bella sensazione fino ad ora mai provata, e che dà sicuramente un punto in più a questo libro.

Bellissimi alcune trovate di stile davvero comiche:
"Cenarono.
Ascoltarono qualche altro brano.
Fecero.
L'amore."
E la nota a fine pagina, riferita alla frase qui sopra: 
"Che...
trovata.
Originale."

In definitiva, è una lettura piacevole e senza alcun dubbio fuori dagli schemi. Non è consigliata a chi cerca qualcosa di serio ed impegnativo, ma solo a chi è in cerca di storie divertenti e curiose. 

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