23 ottobre 2011

Recensione: "Che tu sia per me il Coltello", David Grossman


Titolo: "Che tu sia per me il coltello"
Autore: David Grossman
Collana: Oscar contemporanea (Mondadori)
Prezzo: 9,50 €
Considerazioni: 5/5






TRAMA: 
In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile sembra volersi isolare dagli altri. Commosso, Yair le scrive, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo, ma esclusivamente epistolare. Più che una proposta è un'implorazione e Myriam ne resta colpita, forse sedotta. Un mondo privato si crea così fra loro, ognuno dei due offre all'altro ciò che mai avrebbe osato dare ad alcuno, e in questo processo di svelamento Yair e Myriam scoprono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. [...]


COMMENTO: 
"Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi."
Il libro si apre con questa frase istintiva, alquanto ambigua e insicura e che sin da subito dà l'idea di come il personaggio che parla, Yair, sia confuso.
Cosa vuol dire conoscere se stessi? Affrontare il proprio passato, combattere paure e ricordi sepolti e mai più -volontariamente- rispolverati. Voi ci riuscireste? E ci riuscireste da soli?
Yair non ce la fa, e forse non vuole neanche farcela. Ma un giorno i suoi occhi cadono sulla sagoma di Myriam e su di un suo gesto, un semplice gesto, che lo segnerà per tutta la vita. Chi è Myriam? Perché lo ha colpito così tanto? Potremmo definirlo "un colpo di fulmine", ma dal senso molto più morale che fisico. Yair non riesce a contenersi, e decide di scriverle, di dare sfogo ai suoi pensieri, di affidarsi istintivamente a lei. Da qui troveremo tutte le sue lettere inviatele, senza però poter leggere le risposte di lei.
Ma attenzione, il bello di questo libro è il fatto che, nonostante non ci siano le risposte della donna, si riesce comunque a capire ogni vicenda, ogni situazione e sentimento. E, anzi, oserei dire che ciò stimoli ancora di più la fantasia del lettore.
La prima parte si conclude con l'ultima lettera di Yair, per poi dare così inizio alla seconda parte, molto più breve, dedicata alle lettere che scrive Myriam ma, che a differenza di Yair, non invia. Una sorta di "diario intimo", segreto: può scrivere semplicemente i suoi sfoghi, o far finta di star scrivendo a Yair stesso per alleviare il suo quotidiano dolore. La scrittura riesce in qualche modo a calmarla e riempie, per quel poco che può, il vuoto che l'uomo le ha lasciato dentro. E' la 'salvezza', ciò che la tiene ancora in piedi.

Non credo ci sia titolo più azzeccato per questo libro: i due protagonisti si "scavano dentro", ognuno funge da 'coltello'  all'altro, e fa male, è un dolore così atroce che insieme, però, potrebbero sopportare.
Perché fa male? Cosa s'intende per "scavarsi" dentro?
Avete mai provato a parlare a voi stessi? A urlarvi contro, approfondirvi, giudicarvi, mettere in discussione ogni vostra caratteristica, qualità, difetto. E se un totale sconosciuto riuscisse a guardarvi dentro, a capirvi? O meglio: ad aiutarvi a capire e ad accettarvi. Quanto può essere imbarazzante e agonizzante mettersi a nudo davanti a qualcuno?
Questo è "Che tu sia per me il coltello". Una fonte di pura energia, sia positiva che negativa.

" Hai visto? Proprio mentre chiudevo la busta una stella cadente ha attraversato il cielo! Allora in fretta, in fretta, cosa chiedere? (Non ho nessun desiderio pronto, hai qualche idea?)
Come hai scritto? "Per aiutarci l'un l'altro a essere tutto quello e tutti coloro che siamo". "

Myriam e Yair finiscono per rinchiudersi in un mondo parallelo, al di fuori della realtà. Viene mostrato quanto il linguaggio possa essere fondamentale, quanto una parola possa divenire 'intima' o proprietà privata di una persona o quanto un semplice termine possa far mancar l'aria, comprimere un sentimento. Ogni minimo dettaglio è fondamentale, nel loro mondo, e ciò che loro percepiscono deve, è, estraneo a tutte le altre persone.
Ma come può andare avanti una realtà così fittizia? Come si possono tenere a bada sentimenti come la passione reale, concreta, e la curiosità? La fantasia e le parole non sempre riescono a bastare.

"Che ne sarà di noi, ora? - hai chiesto alla fine della tua lettera.
Davvero, che ne sarà di noi?" 

Questo libro apre l'anima, e lo avverto: non solo quella di Yair e Myriam. Leggerlo è una sfida contro se stessi: entrare in un nuovo mondo, così illimitato ma anche così doloroso.
Mi risulta veramente inutile racchiudere in parole trecento pagine di poesia, di sentimenti sgorganti da ogni rigo. Con un linguaggio sublime, tagliente, così profondamente vero, Grossman si è guadagnato il primo posto della lista dei libri che amo.
E vi dico: preparatevi a una lunga battaglia. Ma soprattutto, non cedete. Bisogna arrivare alla fine, con fatica forse, ma è d'obbligo. Un percorso troncato a metà non porta mai alla totale soddisfazione.

2 commenti:

Arianna † Klavierherz ha detto...

'azzarola, ti è piaciuto proprio! Lo leggerò a breve solo per poter tornare a leggere di nuovo le tue parole comprenderle a fondo ^_^

HaruEmpathy ha detto...

ahahah eh sì :)
Spero di non aver sminuito il libro con la mia prima recensione, però! Speriamo bene ^^